Programma completo 2019 – 2020

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Programma completo degli eventi organizzati dalla Wine and Food Academy Parma nei locali di Arte & Gusto per la stagione 2019 – 2020

 

Il vino e il cibo è … Arte & Gusto. La Stagione autunno inverno 2019/2020 propone grandi novità.

Produttori, scrittori, viticoltori, amministratori e artigiani del gusto si riuniscono a Parma sotto il segno della Wine and Food Academy per proporre una serie di eventi dedicati alle eccellenze enogastronomiche. Tanti racconti di uomini e prodotti per costruire una narrazione dove le esperienze di vita si legano alle analisi sul cibo e in particolare sul vino, un liquido magico e mutevole, frutto di una combinazione alchemica tra la terra, il cielo e il lavoro dell’uomo.

lo chef Alfonso Francese di Arte & Gusto

Per scaricare il programma in pdf : (CLICCA QUI) e poi (QUI)

È lirica e scienza al tempo stesso è suggestione e conoscenza. Osservando un vino nel calice, quanti riflessi e colori si trovano, quanti riverberi e sfumature, profumi e ricordi del nostro passato. Un approccio d’amore ne richiama un’ancestrale vicinanza e una forte condivisione con i nostri sensi: l’olfatto, il gusto, uno stimolo intellettivo e culturale, anche. Ciò che ci sussurra è ciò che si immagina: radici, mani che lavorano, campagna e collina, estati assolate, vigne e filari fino a perdita d’occhio. La vendemmia, e la cantina, le botti, insieme ai tini e al naso il forte e persistente sentore dei mosti in movimento. Uno spaccato, questo, della molteplice realtà enologica italiana e mondiale o forse un’istantanea da un mondo che non c’è più. I grandi vini sono i più spontanei, i più istintivi, i più veri. Quelli che parlano della loro genesi, della loro appartenenza a una terra, a una storia, a una famiglia. Affrontare in maniera esaustiva e chiara un tema così ampio come quello del vino in tutti i suoi aspetti fondanti non è certo semplice.  È anche per questo che la Wine and Food Academy propone anche per l’autunno/inverno 2019-2020 una serie di incontri di grande fascino e suggestione che si terranno come di consueto presso la sede di Arte & Gusto.

Wine and Food Academy nata a Parma nel 2016 come spin-off di Arte & Gusto, da un’idea di Raffaele D’Angelo, è una vera e propria officina di “sapori e saperi”. Come già da alcuni anni accade, questa poliedrica realtà parmigiana organizza periodicamente incontri con esperti e professionisti del settore, degustazioni di prodotti d’eccellenza, cene tematiche, presentazioni di libri e incontri con i vignaioli.  Per la stagione autunno 2019/inverno 2020 gli eventi toccheranno gli argomenti tra i più affascinanti e coinvolgenti che riguarderanno la cultura del cibo e comprendono una serie di rassegne a carattere enogastronomico.

 

Il primo incontro sarà dedicato a I grandi libri della Wine and Food Academy “ALMA, UN SOGNO IN GRANDE” di Albino Ivardi Ganapini ed. MUP 2017, l’autore discuterà con il Direttore di Informacibo Donato Troiano e con lo Chef Matteo Berti Direttore Didattico di ALMA”. A seguire, a novembre un’altra attenta riflessione sul cibo, sarà ospite l’Antropologo Vito Teti che presenterà il suo ultimo libro a introdurlo il giornalista Sandro Piovani curatore della pagina del Gusto della Gazzetta di Parma.

Per quanto riguarderà la rassegna Vignaioli e territori s’incontrano a tavola, i protagonisti saranno i territori e i produttori che forniranno tematiche di discussione costruttive e approfondimenti legati all’esperienza sul campo, avremo due cene didattiche:

A cena con i vini della Cantina siciliana Planeta, con masterclass a spiegare i vini Giancarlo Gariglio collaboratore di diverse riviste di settore, tra cui Slow Food e curatore della Guida di Slow Wine 2019 -2020 e l’ormai consolidato appuntamento con Daniele Cernilli, Doctor Wine, che presenterà la sua Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2020 con un focus su un territorio del nostro Bel Paese. Spetterà poi alla brigata di Arte & Gusto, guidata dallo Chef Alfonso Francese, il compito di interpretare questi sapori di terre lontane, unite al piacere per la convivialità e la buona tavola, preparando un menù da abbinare ai vini dei territori protagonisti.

Una seconda rassegna a cui sarà dedicato più di un appuntamento è quella dalle grandi degustazioni tematiche.

La prima sarà incentrata sulla Nosiola, Nosiola, un vitigno di antica coltivazione che merita un’attenta riscoperta, con la partecipazione di vignaioli trentini aderenti alla FIVI.

Seguirà poi a maggio quella sulla Champagne, con un titolo davvero invitante: Champagne la magia di una Terra a cura del giornalista e scrittore Marco Pozzali.

Per la rassegna I grandi maestri del vino, dedicata a professori universitari, giornalisti, ricercatori che in qualche modo hanno fatto e continuano a fare, la storia del vino in Italia, si terranno gli incontri: Vino ed Eros a cura del professor Paolo Quintavalla dell’Università Popolare di Parma. Altro incontro importante con lo scrittore Alfredo Antonaros, narratore, autore di saggi e romanzi. Ha scritto la recente: Storia universale del vino, ed. Pendragon, Bologna, e nell’incontro di Parma Antonaros affronterà il tema: Il vino nella “cronaca” di Salimbene De Adam da Parma. Nella stessa serata: Focus Marche, in collaborazione con Tipicità Marche, dove il giornalista Angelo Serri presenterà il Gran Tour delle Marche di Tipicità 2020.

Sono previsti inoltre altri momenti di discussione sulla comunicazione del vino: sarà Silvia Baratta a raccontare: Comunicare il Vino, le nuove frontiere della comunicazione, a cui seguirà una degustazione emozionale, perché: “il vino ci mette in relazione con gli altri, unisce le persone e crea empatia, è comunicazione è emozione”.

Tutti gli appuntamenti saranno scanditi da momenti conviviali con assaggi dei prodotti simbolo della nostra provincia e dell’intero made in Italy: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Malvasia e altri vini dei Colli di Parma.

Gli eventi si terranno nei locali di Arte & Gusto a Parma, Via Emilia Est, 87, tel. 0521 481784 – www.artegusto.net

Con il Patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Consorzio del Parmigiano Reggiano

il programma in dettaglio delle varie serate

Mercoledì 25 settembre 2019 ore 20,00: I grandi libri della Wine and Food Academy, “ALMA, UN SOGNO IN GRANDE” di Albino Ivardi Ganapini ed. MUP 2017, l’autore discuterà con il Direttore di Informacibo Donato Troiano e con lo Chef Matteo Berti Direttore Didattico di ALMA”.

Campo Milazzo – Cantine Planeta

Mercoledì 16 ottobre ore 20,00: Vignaioli e territori s’incontrano a tavola

cena con i vini della Cantina Planeta con menu dedicato alla Sicilia

a raccontare l’Azienda:  Santi Planeta, titolare e direttore commerciale

a spiegare i vini Giancarlo Gariglio Curatore Guida Slow Wine di Slow Food a seguire 

Il Menu

Antipasti
Mazzancolle siciliane su carpaccio di finocchi al profumo di agrumi

Pesce spada affumicato con i suoi crostini con riccioli di burro e pomodorini
Vino abbinato: Brut Metodo Classico Sicilia D.O.C. Carricante 100%

Caponata trapanese
Vino abbinato: Frappato Vittoria D.O.C. Frappato 100%

Primo
Busiate con pesce spada melanzane e pomodorini
Vino abbinato: Nocera Sicilia DOC Nocera 100%

Secondo
Pescato con pesto di mandorle e pistacchi
Vino abbinato: Chardonnay Sicilia Menfi D.O.C Chardonnay 100%

Dolce
Cannolo scomposto e piccola pasticceria di pasta di mandorle
Vino abbinato: Passito di Noto – Noto D.O.C. Moscato bianco 100%

Prezzo 50,00

Foto: Azienda Silvano Clementi

Martedì 12 novembre ore 20,00: Le Grandi degustazioni. Nosiola, l’oro delle Dolomiti, a cura di Luca Paolazzi, direttore Consorzio Vignaioli del Trentino a seguire saranno degustate le seguenti etichette:


1) Nosiola Donati
2) Nosiola Pojer e Sandri
3) Nosiola Klinger
4) Nosiola Zeni
5) Nosiola Villa Persani
6) Nosiola Casimiro Poli
7) Vino Santo Giovanni Poli

Prezzo serata Euro 30. Per soci AIS, ONAV, FISAR  euro 25

Mercoledì 27 novembre 2019 ore 20,00: Il colore del cibo, geografia mito e realtà, dell’alimentazione mediterranea, di Vito Teti, Meltemi editore, 2019 con prefazione di Igor de Garine. L’autore sarà presentato da Sandro Piovani curatore della pagina del Gusto della Gazzetta di Parma.

“Il colore del cibo”

Il pane, l‘acqua, la pasta, le erbe, la carne e poi la fame, l‘abbondanza, l‘immaginario, le nostalgie, le utopie alimentari dei popoli mediterranei sono i protagonisti di questo “racconto del cibo”. Sorta di breviario alimentare, Il colore del cibo vuole interpretare l‘alimentazione mediterranea come espressione di una civiltà fondata sul senso dell‘ospitalità, della sacralità del cibo, del mangiare insieme. Giunto alla sua terza edizione, totalmente rivista, il libro ci invita a specchiarci nel cibo, a riconoscere la nostra civiltà in ciò che mangiamo: in alternativa all‘ideologia del fast food e alla “gastro-anomia”, al di fuori della retorica della “dieta mediterranea”.

 

Vito Teti è professore ordinario di Antropologia culturale presso l’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche “Antropologie e Letterature del Mediterraneo”. Si occupa di storia e culture dell’alimentazione, di antropologia del viaggio e dell’emigrazione, di riti e feste nella società tradizionale e in quella attuale, di antropologia ed etnografia dell’abbandono e del ritorno, con particolare riferimento alle aree interne d’Italia. Tra le più recenti pubblicazioni: Pietre di pane. Un’antropologia del restare (2011); Maledetto Sud (2013); Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (2014); Terra inquieta. Per un’antropologia dell’erranza meridionale (2015); Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni (2017); Il vampiro e la melanconia. Miti, storie, immaginazioni (2018).

La serata si concluderà con una cena con un menù calabrese e vini di Cirò.

 

Martedì 21 gennaio 2020 ore 20,00: I grandi maestri del vino Il Prof. Paolo Quintavalla dell’Università popolare di Parma Presenterà “Vino ed Eros nel mondo greco antico attraverso i vasi attici

In degustazione una selezione di vini greci:

  1. Roditis Ktima Ligas 2016 (13%)
  2. Santorini ‘Aidani’ Hatzidakis 2016 (13,5%)
  3. Assyrtiko Sigalas 2018 (14%)
  4. ‘Lamda’ Ktima Ligas 2016 (13,5%)
  5. ‘Le Rose’ Ktima Ligas 2017 (13,5%)
  6. Agiorgitiko Naturale Tetramythos 2016 (13,5%)

Costo serata: 40 euro a persona, 35 per soci AIS, ONAV, FISAR ONAV

Paolo Quintavalla, ex dirigente scolastico, enoappassionato a partire dalla maggiore età, pensionato, conduce da cinque anni due corsi presso l’Università Popolare di Parma. Il primo è dedicato a “Filosofia e prassi del vino”, il secondo è strutturato come “Laboratorio di degustazione del vino”. Si riconosce sotto il motto: “Poco, ma buono”. Si definisce libero studioso del vino, inteso per l’umanità come l’invenzione della gioia. Il suo orientamento fondamentale è rivolto  ad approfondire gli aspetti simbolico-culturali connessi con il consumo millenario di questa bevanda che impronta di sé, come il pane, la nostra civiltà. Sta elaborando da tempo un libro dedicato alla teoria e alla pratica dei vini naturali in collaborazione con i noti viticoltori Camillo Donati, Elisabetta Foradori, Corrado Dottori e con il compianto Stefano Bellotti.”

Febbraio 2020: I grandi maestri del vino, presentazione della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2020 sarà presente l’autore Daniele Cernilli alias Doctor Wine

(Il giorno esatto e il tema della presentazione saranno comunicati quanto prima)

 

Mercoledì 11 marzo 2020 ore 20,00: I grandi maestri del vino, Alfredo Antonaros, narratore autore di saggi e romanzi, autore della più recente: Storia universale del vino, ed. Pendragon, Bologna. Affronterà il tema: Il vino nella “cronaca” di Salimbene De Adam da Parma. A Seguire Focus Marche, in collaborazione con Tipicità Marche, il giornalista Angelo Serri presenta il Gran Tour delle Marche di Tipicità 2020.

A seguire cena dedicata alle Marche con i vini biologici e vegani della Cantina: Poderi dei Colli di Montalto Marche (AP); si Ringrazia il produttore Giuseppe Mannocchi www.poderidicolli.it 

 IL VINO NELLA “CRONACA” DI SALIMEBENE DE ADAM DA PARMA

ABSTRACT

Salimbene de Adam da Parma (1221 –1288) è stato il più grande cronista del Medioevo. Religioso e storico, nato a Parma da una famiglia di commercianti (il padre era stato crociato in Terra Santa) è stato frate minore, seguace di Gioacchino da Fiore e autore della Cronica, unica sua opera rimastaci, pubblicata in versione integrale a stampa solo nel 1913 in Germania.

Entrato nell’ordine dei Francescani nel 1238, dopo aver a lungo vagabondato tra i conventi di Firenze, Ravenna, Reggio Emilia, Lucca e Parma (ove fa conoscenza dell’imperatore Federico I), nel 1247 fra Salimbene viene mandato a Lione, in Francia. Durante il viaggio incontra il papa Innocenzo IV e fra’ Ugo da Digne che lo avvicinò alla dottrina di Gioacchino da Fiore. Rientrato in Italia, dopo una sosta di sette anni a Ferrara, muore nel piccolo convento di San Polo d’Enza tra il 1287 e il 1289.

La Cronica, scritta in un latino spesso fuso al volgare, è una delle fonti storiche più interessanti per il secolo XIII. Fra Salimbene, che attinse largamente dalla Cronica Universalis di Sicardo, di poco precedente, realizza un affascinantissimo racconto della vita religiosa e politica italiana dei 120 anni che vanno dal 1168 al 1287. Diversi dettagli rivelano però importanti e sorprendenti conoscenze contadine di questo frate, colto e ricco di una forte padronanza dei testi biblici. La sua competenza a proposito della viticoltura praticata in Italia (soprattutto in area ligure) e in Francia (in particolare nell’area di Auxerre) nel XIII secolo è certamente singolare e ricca di particolari carichi di fascino che meritano ancora oggi di essere riesplorati.

Alfredo Antonaros Taracchini è un narratore italiano, autore di saggi e romanzi che hanno come tematiche di fondo la storia italiana dal periodo classico ai secoli successivi.  E’ autore della più recente Storia universale del vino pubblicata in Italia, ed. Pendragon e della Storia della riforma gregoriana del calendario, saggi entrambi editi da Pendragon. Si è occupato per molti anni di Teatro, come direttore e come organizzatore di eventi, tra cui le prime tre edizioni del Carnevale di Venezia, curate dalla Biennale, e di tutte le edizioni di Europa Jazz Festival, diretto dal maestro Giorgio Gaslini, e di numerosi eventi ideati dal poeta Roberto Roversi. Dal 2000 al 2009 si è occupato di televisione e ha collaborato come autore e conduttore al canale Raisat Gambero Rosso Channel e, successivamente, a vari programmi della Rai. Sue opere sono edite da Feltrinelli, Circe, Ennerre, Circe (Spagna), Piper (Germania), Sonda, Theoria, Marina Militare Italiana, Gambero Rosso, Aboca, la Repubblica.

Martedì 14 aprile 2020 ore 20,00: Vino e Comunicazione, “Comunicare il Vino, le nuove frontiere della comunicazione Silvia Baratta presenta: Le parole del vino. Il vino mette in relazione con gli altri, unisce le persone e crea empatia. È comunicazione e emozione. Perché?

Durante la serata saremo condotti per mano alla scoperta di ciò che sta alla base delle relazioni e della comunicazione, scoprendo perché il vino emana uno straordinario fascino

Alle radici del vino… andata e ritorno: Dalle origini del nettare di Dioniso all’attualità passando per storie affascinanti e uniche…

Il vino non nasce mai per caso: è racconto, è distillato di esperienze, di storie di uomini, di successi e insuccessi. Viaggio attraverso il tempo alla scoperta di alcuni straordinari racconti.

Seguirà una degustazione su: 1) Chianti Classico Castello di Meleto – Gaiole in Chianti 2) Molì Molinara in purezza vinificata con metodo ancestrale Buglioni – Marano di Valpolicella 3) Augusto (vitigno Recantina) – Giusti Wine – Nervesa della Battaglia (TV) 4) Franciacorta QSatèn Quadra – Cologne (BS) 5) Gancia Altalanga 36 mesi – Canelli 6) Ferraris Ruchè del Monferrato DOCG

Giovedì 28 maggio 2020 ore 20,30: Le grandi degustazioni, Champagne, la magia di una terra, a cura di Marco Pozzali presenta: Un viaggio ideale, un sogno vero.

Champagne, il fascino seducente di una flûte, la danza del fine perlage che nobilita le tinte del giallo oppure del rosa, gli eleganti profumi, la struttura avvolgente
e screziata, la freschezza e la longevità, sono solo alcuni degli aspetti che rendono unico e inimitabile questo preziosissimo, leggiadro dono.

Champagne: un nome che evoca tutto il fascino e il piacere del più conosciuto e rinomato vino con le bollicine del mondo. Un mito che ha attraversato secoli di storia connotando, con il proprio allure, non solo eventi di levatura straordinaria ma anche piccoli istanti di gioia familiare. La danza del suo fine perlage che nobilita le tinte del giallo oppure del rosa, gli eleganti profumi, la struttura avvolgente e screziata, la freschezza e la longevità, sono solo alcuni degli aspetti che rendono davvero unico e inimitabile questo vino. Champagne è una regione, un lembo di Francia dove da cinquecento anni si producono, appunto, i più prestigiosi vini con le bollicine del mondo. Champagne è anche un luogo dove la terra, le pietre, le colline hanno una composizione unica e irripetibile; il gesso e le fossilizzazioni marine sono la dimora su cui si appoggiano e crescono splendide vigne. In questa area geografica c’era un mare. Un mare che, presumibilmente settanta milioni di anni fa, ritirandosi, regalò al suolo stratificazioni gessose alte anche più di duecento metri (chiamate craie). In seguito a un terremoto poi, circa quindici milioni di anni fa, si aprirono falde enormi tra i gessi che si mescolarono con la terra e con molti minerali. Un’area del tutto peculiare che connota fortemente l’uva e il vino. Il gesso del sottosuolo assorbe il calore dei raggi solari durante il giorno, la notte lo rilascia lentamente e regola inoltre assai bene il flusso delle acque, trattenendo quelle in eccesso per poi rilasciarle in caso di siccità. La terra sa anche assecondare i fattori atmosferici e climatici: l’area della Champagne si trova, infatti, nel nord della Francia e il sole non è così forte come in altre aree vocate alla viticoltura. Alcune zone sono collinari e boschive, l’aria dell’Oceano non fatica, però, ad arrivare. Questo è un perfetto micro equilibrio territoriale che concorre a determinare la finezza delle uve, l’importante acidità che permette una lunga conservazione del vino e l’eleganza dei suoi profumi.
Champagne in degustazione:

1. Grand Cru Blanc de Blancs Réserve Brut s.a., Vazart-Coquart
2. Réserve Brut, s.a. J. Charpentier
3. Extra Brut s.a., Jean Vesselle
4. Blanc de Noirs Largillier Brut s.a., Jerôme Coessens
Costo serata: 40 euro a persona, 35 per soci AIS, ONAV, FISAR ONAV

Caratteristiche, produttori e zone di produzione degli Champagne degustati

Côte de Blancs, Chouilly
Grand Cru Blanc de Blancs Réserve Brut s.a., Vazart-Coquart
100% Chardonnay (cuvée 2016 + 40% vins de réserve)
11 ettari
100% Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 80.000

Jean-Pierre Vazart è un omone alto quasi due metri e gioviale, i suoi Champagne Blanc de Blancs ci raccontano tanto del suo village Grand Cru, Chouilly. Siamo all’inizio della Côte des Blancs, vicinissimo ad Epernay, casa ideale per lo Chardonnay di frutta e crema. Solo su questo vitigno, naturalmente, l’azienda fonda la propria attività, permettendosi di lavorare sulle sue evoluzioni, possibili anche grazie alle annate di riserva sur lattes. L’intera gamma si esprime nei toni più classici della tipologia, con una beva sempre comprensibile e sboccature regolari, affidabili. Un particolare non trascurabile: i prezzi sono decisamente competitivi in area Grand Cru.

Vallée de la Marne, Villers-sous-Chatillon
Réserve Brut, s.a. J. Charpentier
80% Pinot Meunier – 20% Pinot Noir (cuvée 2014 – 2013)
17 ha – 55% Pinot Meunier – 25% Pinot Noir – 20% Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 170.000 circa

La Vallée de La Marne più tradizionale, ci troviamo sulla riva destra del fiume, dove gli Champagne si producono ancora come una volta: il Pinot Meunier a farla da padrone, con quei suoi toni fruttati e freschi, in uno stile classico e piacevolmente facile. Oggi a guidare la casa è Jean-Marc Charpentier: savoir-faire spigliato e quell’attitudine alla politica e alle pubbliche relazioni anch’essa ereditata dal padre, Jacky, che fu presidente del sindacato generale dei vignaioli della Champagne. Gli incarichi di responsabilità nel sindacato non mancano nemmeno per Jean-Marc: nel ripercorrere le orme paterne non si lascia nulla al caso, così si fanno grandi cose, e i numeri gli danno ragione.

Montagne de Reims, Bouzy
Extra Brut s.a., Jean Vesselle
80% Pinot Noir – 20% Chardonnay
17 ha – 80% Pinot Noir – 20% Chardonnay
Bottiglie prodotte annualmente: 150.000 circa

Delphine Vesselle ha saputo costruire lentamente e pazientemente una vera e propria Maison, pur rimanendo fedele alla visione vigneronesca e agli insegnamenti del padre scomparso prematuramente molti anni fa. Le responsabilità di giovane produttrice sono diventate certezze, oggi. Insieme al marito, con tenacia, lavoro, garbo e savoir-faire, è riuscita a creare un forte marchio e una identità di gamma davvero convincente.Nel tempo, ha ulteriormente esteso la superficie dei vigneti di proprietà con l’acquisizione di nuove parcelle nella Côte des Bar, portandola complessivamente a 15 ettari, quasi tutti a Pinot Noir. In cantina ha saputo ammodernare gli impianti e trovare una linea espressiva di alto valore enologico: la conseguenza è evidente nella definizione di tutti gli Champagne prodotti. La gamma delle bollicine è piuttosto estesa, con Cuvée e Millesimati, Grands Crus e non, dosaggi minimali e generosi, insomma ce n’è per tutti i palati.
Côte des Bar – Aube Barséquanais, Ville-sur-Arce

Blanc de Noirs Largillier Brut s.a., Jerôme Coessens
100% Pinot Noir
1,5 ha Pinot Noir
Bottiglie prodotte annualmente: 15.000
La collezione di luoghi diversi e poco battuti si arricchisce di una nuova realtà: da cinque generazioni la famiglia Coessens possedeva vigneti qui a Ville-sur-Arce. Nel 2006, dopo avere lavorato per anni in un grande gruppo champenois, Jérôme ha deciso di fondare la propria Maison. La sua idea ruota attorno al lavoro in vigna, con una conduzione agronomica a regime di lotta integrata e l’inerbimento dei suoli per permettere alle uve di esprimere l’essenza più vera di un territorio (argilla e calcare) come valore unico e autentico della propria produzione. Ci troviamo nella Côte des Bar, su un solo cru Ville-sur-Arce, su una sola parcella di cui la famiglia Coessens detiene il monopolio, chiamata Largillier, e con un’unica varietà coltivata: il Pinot Noir.

La geografia dei luoghi: L’Aisne
L’Aisne è un dipartimento, facente parte della regione della Piccardia. Il nome del dipartimento deriva dal nome del fiume omonimo che scorre nel suo territorio, percorrendolo da est ad ovest e bagnando Soissons. Il territorio è costituito da altopiani di scarsa altitudine (la quota sul livello del mare va dai 284 metri nella parte settentrionale ai 57 metri della valle dell’Oise) o da catene di colline separate da valli con fiumi e torrenti. Il paesaggio ha scarse grandiosità, ma è ricco di foreste. Climaticamente appartiene alla zona parigina, con scarse escursioni termiche e tempo umido e variabile. Le temperature tendono a diminuire verso nord-est, in direzione delle alture delle Ardenne e del Belgio.

La Vallée de la Marne
La Vallée de la Marne è caratterizzata da una elevata presenza di Pinot meunier quindi di vini semplici e di immediata bevibilità, soprattutto nel versante che va da Epernay a Château Thierry. Nella parte invece più orientale (da Cumières a Mareuil s/Aÿ) il Pinot noir è particolarmente espressivo e nelle grandi annate dimostra una notevole longevità.

La Montagne de Reims
La Montagne de Reims è la zona dei Grands Crus di Pinot noir; Ambonnay e Bouzy, i più completi ed armoniosi. Verzy e Verzenay dove, da terreni più freddi, si ottengono vini più nervosi che spesso necessitano di porzioni di Chardonnay, che di rimando ha in Villers Marmery, Trepail e Sillery le zone più vocate, per ingentilirsi. Sull’altro estremo si evidenzia, quasi in controluce, un buon Pinot meunier soprattutto a Ludes e a Rilly-la-Montagne.

La Côte des Blancs
È il regno dei grandi Chardonnay. Finezza e freschezza che assumono connotazioni più o meno incisive a seconda della stile aziendale. Chouilly, Avize, Cramant. Oger, Le Mesnil s/Oger sono i comuni più vocati (Grands Crus).

Coteaux Sud d’Epernay
È una zona cuscinetto tra la Côte des Blancs e la Vallée de la Marne.

Côte des Blancs et Sézannais (Val du Petit Morin)
Anche questa è una zona cuscinetto fra la Côte des Blancs e il Sézannais.

La Côte de Sézanne
Considerata per lungo il prolungamento della Côte des Blancs, vive oggi un felice momento di espressione propria. Anche qui lo Chardonnay è dominante, ma non mancano anche dignitosi Pinot Neri. A Bethon, Villenauxe la Grande e Montgenost ci sono i vigneti più importanti.

Montgueux
Attraversando l’interminabile circonvallazione di Troyes, sulla destra compare una collina: è l’enclave di Montgueux dove lo Chardonnay è uva maggioritaria ed è grazie a un microclima particolarmente favorevole che dona fruttuosità e leggerezza tali per cui molte grandi Maisons, in primis Heidsieck e Veuve Clicquot, se ne approvvigionano lasciando al palo quello coltivato nell’Aube.

L’Aube
Diviso in due sottozone, la Côte de Bar e il Barséquanais, è da sempre fonte di approvvigionamento per le grandi Maisons, incentrato al 90% su un Pinot noir più delicato. Oggi, una nuova generazione sta reimpostando un discorso alla borgognona con rese più basse e interessantissime vinificazioni parcellari.

Il clima
Il terroir della Champagne si distingue dagli altri per la collocazione geografica a latitudini settentrionali e per la duplice influenza climatica, oceanica e continentale, a cui è sottoposto. La vite esige condizioni climatiche particolari. Nell’emisfero boreale, è difficile ottenere uve di qualità a nord del 50° parallelo e a sud del 30°. La particolarità del territorio della Champagne è di trovarsi al limite settentrionale della coltivazione della vite (Reims è 49,5° latitudine nord, Épernay a 49°), dove la temperatura media annua, l’isoterma, è di 10°C e il clima è quindi severo per la viticoltura. Il clima oceanico apporta al terroir acqua in quantità regolari e con sbalzi termici poco significativi tra stagione e stagione. Il clima continentale è invece responsabile di gelate talvolta devastanti in inverno, ma anche di preziose giornate soleggiate d’estate. L’irraggiamento dei vigneti in Champagne è pari a 1650 ore in media, contro le 2069 ore nel Bordolese e le 1910 ore in Borgogna. Di conseguenza, crescita e sviluppo della vite sono limi¬tati, mentre la maturazione delle uve è consona alla freschezza e alla finezza propria dei vini della Champagne. Dell’influsso continentale, la vite teme le terribili gelate primaverili e invernali. Le gelate primaverili si verificano al momento del germogliamento, ossia nel momento in cui erompono le gemme, che possono andare distrutte. Le gelate invernali (in media 3,8 giorni a temperature inferiori a -10°C) possono colpire le gemme, ma anche i ceppi della vite. La duplicità del clima (lo ribadiamo ancora una volta, oceanico e continentale) assicura al territorio della Champagne una piovosità regolare (influsso oceanico) e moderata (influsso continentale) e favorisce un apporto idrico ideale, essenziale per la qualità delle uve. I rilievi del terroir champenois sono sufficientemente inclinati e interrotti da valli da consen¬tire l’adeguato irraggiamento solare delle viti. L’inclinazione media dei pendii, del 12%, con punte fino al 59%, facilita inoltre l’eliminazione dei ristagni d’acqua. I vigneti sono tipicamente impiantati sui versanti, esposti per lo più a sud, sud-est e est. Questa dislocazione spiega l’immagine tipica delle colline della Champagne, con sommità bos¬cose che dominano ampi dorsi coltivati a vigneto, tanto che, nel Seicento, lo Champagne era anche noto con il nome di “vino di collina”.
Come nasce lo Champagne –Il metodo Champenois
La pressatura
Una caratteristica della vinificazione in Champagne è la produzione di un vino bianco, per i due terzi a partire da uve con buccia nera.
Per questo motivo, vengono imposte regole di torchiatura molto severe:
– torchiatura di uva intera per evitare la macerazione;
– bassa resa di pressatura: 160 kg di uva per 102 litri di mosto;
– frazionamento dei mosti.

A partire da un “marc” di 4.000 chilogrammi di vinaccia, l’unità tradizionale di torchiatura, si estraggono 20,50 hl di cuvée (mosto fiore) e 5 hl di taille, in due spremiture, chiamate “serrage” o “serre”.
Nel caso di un torchio tradizionale, tra una spremitura e l’altra, l’uva situata alla periferia del torchio che è stata sottoposta a una pressione più debole ed è quindi meno ben pressata, viene riportata verso il centro.
Le norme specifiche di pressatura permettono di ottenere mosti con caratteristiche analitiche ben specifiche. Nello stesso modo il frazionamento ha un’importanza considerevole ai fini della qualità dei vini ottenuti. I vini prodotti con la cuvée hanno in effetti una maggior finezza e freschezza e una miglior tenuta nel tempo rispetto a quelli ottenuti con la taille.
Parallelamente i torchi sono stati adattati per ottenere una qualità di mosto ottimale. Sono caratterizzati da un rapporto superficie di spremitura/volume molto importante, che porta all’estrazione dei mosti a pressioni molto ridotte.

La decantazione
La chiarificazione dei mosti si limita il più delle volte a un illimpidimento statico di 12-15 ore, praticato sul luogo di pressatura in tini riservati a quest’uso, che prendono il nome di “belons”.
La decantazione permette di eliminare dopo sedimentazione l’insieme dei depositi contenuti nei mosti.
Dopo la decantazione, i mosti travasati vengono trasportati nelle sale di vinificazione dove vengono messi a fermentare senza stoccaggio preliminare.

La lavorazione del vino baseLa fermentazione alcolica
Dal momento del ricevimento, i mosti schiumati sono sottoposti a zuccheraggio, se necessario (per ottenere 11% di alcool).
Per molto tempo, la fermentazione alcolica è stata effettuata in fusti di legno da 250 litri. Attualmente la vinificazione si svolge il più delle volte in tini di acciaio inossidabile con un volume che varia da 50 a 100 hl. Anche se in questi ultimi anni si assiste a un ritorno della vinificazione in legno.
La regolazione della temperatura permette di mantenere una temperatura di 16-20°C, nel corso della fermentazione.
In Champagne si fa largo uso dell’inoculo di lieviti secchi attivi. Questi preparati sono aggiunti direttamente, con un dosaggio di circa 10 g/h, dopo reidratazione nel mosto.
L’impiego di ceppi di lieviti selezionati permette un miglior controllo del processo di fermentazione, in particolare con:
– ridotta formazione di schiuma nel corso della fermentazione;
– assenza di zuccheri residui;
– tenore ridotto di acidità volatile del vino (inferiore a 0,4 g/l di acido solforico);
– nessun aumento del tenore di anidride solforosa.

La fermentazione malolattica
La fermentazione malolattica, che si svolge al termine della fermentazione alcolica, trasforma l’acido malico in acido lattico. Come qualsiasi fermentazione, essa comporta l’evoluzione degli aromi del vino.
La fermentazione malolattica non è obbligatoria, tanto che alcuni produttori della Champagne preferiscono evitarla per conservare la freschezza e gli aromi floreali e fruttati delle uve.
I più, tuttavia, preferiscono indurla al fine di ottenere un bouquet più morbido, maturo e leggermente lattico.

L’assemblaggio o cuvée
L’assemblaggio, frutto dell’esperienza di maestri di cantina ed enologi, permette di conferire al vino la personalità che sarà la firma del vinificatore e che potrà essere ricostruita nel corso degli anni.
L’elaborazione dell’assemblaggio o “cuvée” viene effettuata a partire da vini di diversi vitigni, di diversi Cru, provenienti dall’ultima vendemmia, ma anche con vini di riserva di altri anni, a eccezione dei millesimati che sono l’espressione di una sola annata.
Le caratteristiche di ogni cuvée sono strettamente collegate al terroir di origine dei vini e alla percentuale di vitigni diversi che la compongono.
Come abbiamo già ricordato in precedenza, lo Chardonnay apporta finezza ed eleganza; il Pinot noir struttura e corposità e il meunier aggiunge aroma fruttato e rotondità.
I criteri di valutazione delle cuvée rimangono quindi essenzialmente collegati all’analisi sensoriale. Tuttavia, un certo numero di criteri analitici, in particolare l’acidità totale e il PH, possono fornire indicazioni sulla qualità delle cuvée e, più particolarmente, sulla loro predisposizione all’invecchiamento.

L’imbottigliamento (tirage) e la presa di spuma (prise de mousse)
La seconda fermentazione in bottiglia, tipica del metodo champenois, è destinata a rendere effervescente il vino. Il metodo, almeno nel principio di base, non ha subito molti cambiamenti da quando è stato messo a punto nel XVII secolo.
La prima operazione è l’imbottigliamento, che non può avvenire prima del 1° gennaio successivo alla vendemmia. I vini destinati all’imbottigliamento hanno un tenore in zuccheri inferiore a 1 g/l e sono filtrati. Per garantire la seconda fermentazione, è necessario aggiungere il cosiddetto “liqueur de tirage” con concentrazione variabile da 500 a 750 g/l, uno sciroppo a base di zucchero di barbabietola o di canna sciolto in vino e lieviti. Questi lieviti (Saccharomyces cerevisiae) sono incorporati sotto forma di coltura liquida preparata in vino zuccherato.
Le bottiglie vengono poi chiuse ermeticamente con l’aiuto di una capsula metallica, munita di otturatore in plastica chiamato comunemente “bidule”, e quindi portate in cantina a una temperatura di 10/12°C.
La fermentazione dello zucchero ad opera dei lieviti permette di ottenere una pressione di CO2 vicina a 6 atmosfere. La crescita dei lieviti (2 – 3 generazioni) è all’origine del deposito che si forma sul fondo della bottiglia.
La presa di spuma dura da sei settimane a due mesi. Le bottiglie sono disposte in cataste (sur lattes) per tutto il periodo di invecchiamento.
La legislazione impone un tempo di permanenza in cantina di 15 mesi per i vini non millesimati e di tre anni per i millesimati, con decorrenza dalla data di imbottigliamento.
A questo punto l’I.N.A.O. procede all’analisi e alla degustazione obbligatoria previste dalla legislazione per poter rivendicare la denominazione di origine controllata Champagne.

L’invecchiamento sulle fecce
Nel corso dell’invecchiamento il vino beneficia del contatto prolungato con i lieviti. Durante questo periodo, i lieviti liberano nel vino alcuni loro componenti, poi muoiono con un processo di autolisi.
Questi fenomeni complessi permettono l’evoluzione di un certo numero di composti, in particolare amminoacidi, precursori degli aromi di invecchiamento caratteristici dei vini effervescenti ottenuti con il metodo champenois.
Questi aromi terziari o di invecchiamento sono estremamente raffinati e hanno bisogno, per esprimersi al meglio, di un vino di base con buone caratteristiche organolettiche.
Il metodo champenois costituisce per questo una soluzione ideale per realizzare un invecchiamento dei vini su fecce di vari anni, il che è materialmente impossibile per il metodo in autoclave.

Il remuage
Dopo l’invecchiamento, si procede all’operazione di remuage. Tradizionalmente, il remuage viene effettuato sui cosiddetti “pupitres”, cavalletti di legno. Una volta al giorno, mediante rotazioni e sollevamenti successivi, l’operatore fa scivolare il sedimento fino al collo della bottiglia, lasciando il vino perfettamente limpido. Un buon remueur è normalmente in grado di trattare 40.000 bottiglie al giorno. L’insieme dell’operazione, ossia allestimento dei locali, caricamento dei pupitres, remuage, dépointage (operazione che consiste nell’impilare le bottiglie con il tappo verso il basso), dura almeno sei settimane.
La meccanizzazione delle operazioni di remuage, grazie ad apparecchi (gyropalette) che permettono in particolare la rotazione di intere gabbie, consente un notevole risparmio di spazio e di tempo poiché le macchine computerizzate funzionano 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, e la durata del remuage può essere ridotta a una quindicina di giorni. Tutti i test effettuati hanno dimostrato che il passaggio al remuage meccanico non modifica in alcun modo la qualità del prodotto.

La sboccatura (dégorgement)
È l’operazione che consiste nell’eliminare il deposito che il remuage ha concentrato nel collo.
Un tempo, questa operazione veniva effettuata a mano, “al volo”. Oggi è stato possibile semplificare e automatizzare la sboccatura con l’impiego del freddo artificiale. Le bottiglie, sempre con la punta in basso, circolano su una piattaforma mobile e il collo è immerso in un bagno refrigerante, che racchiude una salamoia a -20/-22°C. Il deposito rimane così intrappolato in un cilindro di ghiaccio alto circa 4 cm, che può quindi essere facilmente espulso.

Dosaggio (dosage) e tappatura
Appena dopo la sboccatura, si svolge il “dosaggio”. Si tratta dell’aggiunta del cosiddetto “liqueur d’expédition” (sciroppo di dosaggio), concentrato preparato con zucchero di canna (600/700 g/l) e vini invecchiati, che permetterà di ottenere vini corrispondenti alle diverse qualità dei vini effervescenti definiti dalla legislazione:

– Demi-sec tra 33 e 50 grammi
– Sec tra 17 e 35 grammi
– Extra dry tra 2 e 20 grammi
– Brut meno di 15 grammi
– Extra brut tra 0 e 6 grammi- per un tenore inferiore a 3 grammi, si possono anche utilizzare le diciture “brut nature” “pas dosé” (non dosato) o “dosage zéro” (dosaggio zero).

Dopo il dosaggio, le bottiglie vengono tappate. I tappi impiegati sono di sughero agglomerato e hanno un’altezza di 48 mm e un diametro di 31 mm.
I tappi sono applicati mediante compressione (riduzione del diametro a circa 17 mm), infilati a forza nel collo della bottiglia per circa la metà della lunghezza, poi schiacciati a forma di fungo e sormontati da una gabbietta metallica tenuta ferma da una capsula. L’ermeticità della tappatura è fondamentale e il sughero utilizzato deve essere di prima qualità.
Dopo un’altra permanenza in cantina per permettere una perfetta omogeneità del contenuto, la bottiglia viene “vestita” con un collare e con una capsula (che nascondono tappo e gabbietta) e infine viene applicata l’etichetta.

Le parole dello Champagne
Blanc de Blancs – Vino bianco da uve bianche : questa espressione indica gli Champagne prodotti esclusivamente con uve bianche Chardonnay.
Blanc de Noirs – Vino bianco da uve nere: terminologia usata per indicare gli Champagne prodotti esclusivamente con uve Pinot noir o Meunier. Attualmente gli Champagne Blanc de Noirs rappresentano una percentuale molto modesta della produzione totale.
Bouquet – Profumo: termine enologico internazionale per indicare l’insieme dei profumi olfattivi e retrolfattivi. Il bouquet può essere di tre specie: primario, quando presenta sensazioni fresche che derivano dall’uva; secondario, per le sensazioni derivate dalla fermentazione e dall’invecchiamento, e terziario per i profumi, complessi ed ampi, derivanti dall’affinamento del vino e dall’ossidazione di vari composti.
Brut – Secco: termine internazionale regolamentato per indicare il grado di zucchero residuo nei vini spumanti; gli Champagne dichiarati Brut devono avere un tenore zuccherino da 0 a 15 grammi litro. Lo Champagne Brut non millesimato è indicato per accompagnare molti piatti; per il suo basso tenore zuccherino è ideale sia come aperitivo sia fuori pasto
Brut millesimé – Brut millesimato: con gli stessi limiti zuccherini del Brut, sono prodotti però con vini di particolare pregio, di una sola annata. Gli Champagne Brut sono indicati, oltre che per tutto il pasto, per accompagnare piatti importanti come le carni.
Cépage – Vitigno: gli Champagne sono prodotti con uve di tre vigneti: Pinot nero, Pinot Meunier (uve nere) e Chardonnay (uva bianca) nella produzione di circa 2/3 di uva nera e 1/3 di uva bianca. Tutte le fasi della coltivazione sono rigidamente e minuziosamente regolamentate dallo “Statut Champenois”.
Dégorgement – Sboccatura: ha lo scopo di eliminare il deposito formatosi nella bottiglia durante la presa di spuma e si effettua dopo il remuage. Il collo delle bottiglie capovolte viene immerso in una soluzione refrigerante a meno 25°C, che congela circa 2 cm. di vino e forma un ghiacciolo che la bibule rende più compatto. Togliendo il tappo provvisorio, la pressione interna espelle il ghiacciolo che incorpora le fecce. La piccola quantità di vino e di spuma fuoriuscita viene rabboccata con la liqueur d’expédition e la bottiglia è tappata definitivamente col classico truciolo di sughero multistrato.
Demi-Sec – Semi Secco: Champagne lievemente dolci, si accompagnano molto bene con i dessert. Per legge il contenuto zuccherino è compreso tra i 33 e i 50 g/l (vedi: Dosage)
Dosage – Dosaggio: operazione di inserimento della liqueur d’expédition durante il dégorgement. La soluzione è composta da vino e percentuali di zucchero variabili in base alla tipologia dello Champagne che si vuole ottenere. I termini pas-dosé e nature indicano l’assenza di liqueur d’expédition. Queste sono le varie definizioni in relazione al contenuto di zuccheri:

Brut Nature: residuo zuccherino inferiore o uguale a 3 grammi/litro (senza aggiunta di zucchero dopo la presa di spuma)
Extra brut: inferiore o uguale a 6 g/l
Brut: meno di 15 g/l
Extra dry: da 12 a 20 g/l
Sec: da 17 a 35 g/l
Demi Sec: da 33 a 50 g/l
Doux: oltre 50 g/l

Méthode champenoise: è il metodo classico utilizzato per la produzione di vini spumanti di qualità e prevede una seconda fermentazione in bottiglia. La normativa per gli Champagne impone almeno 15 mesi dal momento del tirage (vedi), aumentato a tre anni per i millesimati. Nella prassi la spumantizzazione e l’invecchiamento degli Champagne durano da 2 a 3 anni per i non millesimati (sans année) e 5 anni per i millesimati.
Remuage – Scuotitura: operazione con la quale viene fatto scendere contro il tappo della bottiglia il deposito formatosi durante la “presa di spuma”. Attualmente il remuage viene effettuato da speciali macchine automatiche (gyropalettes), programmate da un computer, mentre un tempo veniva fatto manualmente dai remueurs: le bottiglie, poste con il collo all’ingiù sui pupitres, venivano periodicamente scosse con energia, ruotate di un ottavo di giro ogni volta, e progressivamente inclinate fino a quando (raggiunta la posizione quasi verticale) il sedimento si raccoglieva tutto concentrato a contato delle bidule sotto il tappo: da questo momento la bottiglia è pronta per il dégorgement.
Rosé – Rosato: gli Champagne rosé, vini dal colore delicato con leggere tonalità rosa, sono ideali a tutto pasto. Gli Champagne rosé si ottengono vinificando parzialmente in rosso le uve (tenendo cioè brevemente le bucce nel mosto in fermentazione), oppure vinificando in rosso il Pinot nero ed aggiungendolo in fase di assemblaggio alla cuvée, prima della presa di spuma. Questo secondo metodo è il più diffuso in Champagne.
Sans année (S.A.) – Non millesimato: indica gli Champagne più diffusi, ottenuti dall’assemblaggio di vini provenienti da vigneti, cru ed annate diverse. Ecco perché in etichetta non viene indicata alcuna annata di produzione.

Sigle sulle etichette: le norme in vigore prevedono che su ogni etichetta di Champagne figuri una sigla e un numero di identificazione e controllo, che consentono di determinare la tipologia e il nome del produttore.
N.M. (négociant-manipulant): indica un produttore che acquista uve, mosti o vini e quasi sempre coltiva anche propri vigneti, elaborando Champagne in locali di sua proprietà. In questa categoria rientrano le grandi maison famose nel mondo.
R.M. (récoltant-manipulant): chi coltiva le proprie vigne, raccoglie le proprie uve ed elabora i proprio vini.
R.C. (récoltant-coopérateur): chi coltiva le proprie vigne e conferisce le uve ad una cooperativa che elabora e commercializza, oppure dalla quale ritira l’equivalente delle uve consegnate sotto forma di vini o bottiglie da commercializzare in proprio.
C.M. (coopèrative de manipulation): una cooperativa alla quale i soci conferiscono le proprie uve e che provvede all’elaborazione e alla commercializzazione dei vini.
S.R. (société de récoltants): vignerons della stessa famiglia che si sono uniti per mettere in comune le uve ed elaborare il vino, usufruendo di più ampie possibilità di assemblaggio e di commercializzazione.
N.D. (négociant distributeur): chi acquista, etichetta e commercializza bottiglie elaborate dal venditore.
R. (récoltant): chi coltiva le vigne e fa elaborare il vino da altri per poi commercializzare in proprio.
M.A. (marque d’acheteur o marque auxiliaire): quando la marca non appartiene a chi elabora lo Champagne ma appartiene all’acquirente (es. Fauchon, Maxim’s). Può trattarsi anche di una marca ausiliaria rispetto a quella principale elaborata per esigenze particolari o commerciali dell’acquirente o del venditore.

Mercoledì 10 giugno 2020 ore 20,30 I grandi maestri del vino, il Prof. Paolo Quintavalla dell’Università popolare di Parma, presenterà: “Vino ed Eros: una relazione millenaria” “Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione” Ovidio (43 a.C – 17 d.C)  “Vino ed Eros nella Bibbia

Più inebriante del vino è il tuo amore” – Cantico dei Cantici (V secolo a. C.)

In degustazione vini prodotti presso monasteri italiani:

1) Sylvaner Abbazia di Novacella
2) “Coenobium Ruscum” – Suore Trappiste Monastero di Vitorchiano (VT)
3) Sudtirol Lagrein Kretzer 2015 – Muri-Gries
4) Sudtirol Lagrein Riserva 2012 – Muri-Gries
5) Borbotto Rosso IGT – Monastero Eremo di Camaldoli
6) Decanus Rosso Riserva – Abbazia di Praglia
Costo serata: 40 euro a persona, 35 per soci AIS, ONAV, FISAR ONAV

Paolo Quintavalla, ex dirigente scolastico, enoappassionato a partire dalla maggiore età, pensionato, conduce da cinque anni due corsi presso l’Università Popolare di Parma. Il primo è dedicato a “Filosofia e prassi del vino”, il secondo è strutturato come “Laboratorio di degustazione del vino”. Si riconosce sotto il motto: “Poco, ma buono”. Si definisce libero studioso del vino, inteso per l’umanità come l’invenzione della gioia. Il suo orientamento fondamentale è rivolto  ad approfondire gli aspetti simbolico-culturali connessi con il consumo millenario di questa bevanda che impronta di sé, come il pane, la nostra civiltà. Sta elaborando da tempo un libro dedicato alla teoria e alla pratica dei vini naturali in collaborazione con i noti viticoltori Camillo Donati, Elisabetta Foradori, Corrado Dottori e con il compianto Stefano Bellotti.”

Mercoledì 10 giugno 2020 ore 20,30: I grandi maestri del vino Il Prof. Paolo Quintavalla dell’Università popolare di Parma Presenterà: “Vino ed Eros nella Bibbia”

“Vino ed Eros: una relazione millenaria”

Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione” Ovidio (43 a.C – 17 d.C)

 “Più inebriante del vino è il tuo amore” – Cantico dei Cantici (V secolo a. C.)

In degustazione vini prodotti presso monasteri italiani:

  1. Sylvaner Abbazia di Novacella
  2. “Coenobium Ruscum” – Suore Trappiste Monastero di Vitorchiano (VT)
  3. Sudtirol Lagrein Kretzer  2015 – Muri-Gries
  4. Sudtirol Lagrein Riserva 2012 – Muri-Gries
  5. Borbotto Rosso IGT – Monastero Eremo di Camaldoli
  6. Decanus Rosso Riserva – Abbazia di Praglia

Costo serata: 40 euro a persona, 35 per soci AIS, ONAV, FISAR ONAV

Per info: info@wineandfoodacademy.it  gli eventi mensilmente saranno pubblicizzati sulla pagina facebook di Arte & Gusto.

Gli eventi si terranno nei locali di Arte & Gusto a Parma, Via Emilia Est, 87a, tel. 0521 481784 – www.artegusto.net

Per scaricare il programma in pdf in due facciate singole: (CLICCA QUI) e (QUI)

Patrocini:

 

 

 

 

 

 

Consorzio del Parmigiano Reggiano

 

 

Azienda Poderi dei Colli